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Tari: errore nel calcolo della “parte variabile”

A seguito di una risposta al question time in merito alla quota variabile TARI, che alcuni Comuni, hanno applicato anche alle pertinenze (box, cantine,..) in sede di determinazione dell’imposta da versare.

Il MEF (Ministro dell’Economia e delle Finanze) in data 20 novembre 2017, ha pubblicato la circolare n. 1/DF del 2017 nella quale viene riportata la corretta modalità applicativa della TARI.

In sintesi, la TARI si compone di due quote: una fissa, determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, e da una variabile, che dovrebbe cambiare in funzione del quantitativo reale di rifiuti prodotto, che viene calcolata dai Comuni in rapporto ai componenti dell’utenza, ed è articolata in fasce di utenza: domestica e non domestica. La quota fissa, per le utenze domestiche, viene calcolata in base alla superficie ed alla composizione del nucleo familiare (n° occupanti). La quota variabile deve essere rapportata alla quantità di rifiuti prodotta da ciascuna utenza. Ma stabilisce anche che se non è possibile quantificare i rifiuti prodotti (per singola utenza), l’importo dovuto per la quota variabile può essere calcolato applicando un coefficiente di adattamento (come indicato nella procedura indicata nel punto 4.2 dell’allegato 1 al D.P.R. n. 158 del 1999).

Da sopra premesso, si evince che:

  • la quota fissa di ciascuna utenza domestica deve essere calcolata moltiplicando la superficie dell’alloggio sommata a quella delle relative pertinenze per la tariffa unitaria corrispondente al numero degli occupanti dell’utenza stessa;
  • mentre la quota variabile è costituita da un valore assoluto, rapportato al numero degli occupanti che non va moltiplicato per i metri quadrati dell’utenza e va sommato come tale alla parte fissa.

 

La quota variabile deve quindi essere computata una sola volta e “…un diverso modus operandi da parte dei comuni non troverebbe alcun supporto normativo, dal momento che condurrebbe a sommare tante volte la quota variabile quante sono le pertinenze, moltiplicando immotivatamente il numero degli occupanti dell’utenza domestica e facendo lievitare conseguentemente l’importo della TARI…”.

Nei Comuni che hanno commesso questo errore, ripetuto dal 2014, anno di entrata in vigore dell’imposta, il contribuente ha facoltà di richiederne il rimborso (può essere chiesto a rimborso entro 5 anni, a pena di decadenza, dal momento in cui è stato effettuato il pagamento).

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